Intervento del direttore della Rivista "Meridione sud e nord del mondo"
Professore Guido D'Agostino




Il direttore Guido D'Agostino ha ricordato che l'attuale rivista Meridione sud e nord del mondo
è stata una continuità della rivista Nord e Sud ripresa poi dalla famiglia Campagna.
Quando la famiglia Campagna si riprese la testata, la casa editrice Esi continuò
a proseguire l'esperienza sotto la spinta di una tendenza forte, con il grande
processo di globalizzazione. Questo processo di globalizzazione ha generato
fenomeni di esclusione. La fase, attuale, è contraddistinta da questo fenomeno.
Non è la prima volta che la rivista dedica un numero monografico, su temi che sono
geopolitici. Non è una novità ma bensì una scelta della CGIL e del curatore della
rivista Pasquale Iorio. E' da sottolineare questa circostanza in quanto il sindacato
si unisce alla nostra iniziativa proprio in una fase cruciale laddove la formazione
e le competenze sono necessarie per il mondo del lavoro.
"Io come direttore rivendico, non solo me persona, il fatto che per fare una rivista
pluritematica bisogna essere a conoscenza di tanti problemi ed è quindi impossibile
per un direttore dirigere una rivista, tranne che su temi generali che conosciamo
tutti. Per questo motivo la nostra rivista assume la caratteristica della costanza,
esce bimestralmente.
Comunque un direttore deve sempre essere sensibile a tutte le tematiche e a tutti
gli eventi, io mi ritengo prima un docente e poi un direttore e della rivista mi
occupo dei corsi rts.
Esisteva ovviamente questa opportunità e l'architettutra di questo numero
di intervento è prettamente teorico. Io sono sempre dell'opinione che sono
le idee che fanno camminare il mondo.
A pezzi di riflessione tecnica ci sono campi di applicazione concreta attraverso la
metodologia, gli obiettivi e procedure interne a questo campo.
Io ho un debito alto con il professore Iorio e la CGIL. E spero che come in passato
anche in futuro ci sia una forte collaborazione con l'aiuto anche dell'Assessore Regionale
Adriana Buffardi".
CONCLUSIONI.
"Nelle mie conclusioni io vorrei fare due riflessioni: innanzitutto di non rischiare che
trattare sempre l'argomento formazione o accentuare tale fenomeno alla fine si
rischia di perdere l'obiettivo prestabilito. Seconda riflessione è non considerare
la formazione come momento di assistenza per gli studenti e non. In quanto non si deve pensare alla formazione come momento per essere assistito
e quindi entrare nel mondo di lavoro, ma come momento di ricoprire un ulteriore ruolo
per migliorare la propria professionalità e spenderla nel mercato del lavoro.
I rischi allora quali possono essere: innanzitutto si va incontro ad un ipertecnicismo,
un ulteriore aumento di tecnicismo amplia il ventaglio delle tecniche e non si
sa quali utilizzare; in secondo luogo non bisogna puntare sull'individualismo ma
bensì fare sistema per evitare che l'individualismo terribile finisce con il
prendere il sopravvento.
A questo punto è necessario anche il rispetto dei diritti, io credo che l'Europa
sia più saggia dell'America, è necessario creare una relazione tra sviluppo compatibile e sviluppo sostenibile per l'educazione. E infine non possiamo parlare di scienze
umanistiche contro discipline scientifiche perchè sta finendo il tempo di
tutte e due le culture, da un punto di vista tradizionale".

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